Atenagora I (da Dialoghi)

ecumenismo, pace, testimoni del '900 Scrivi un commento

La chiesa disunita lacera il suo Signore

L’enciclica di Paolo VI Populorum progressio riveste ai miei occhi un’importanza che ho qualificato cosmo-storica. Chiesa e cristianesimo debbono ora affiancarsi per iniziare insieme un nuovo periodo, glorioso, ma in umiltà, della storia del cristianesimo. La scienza bussa alla porta dell’incognito, ma non è la scienza che potrà dare un significato alla vita. Il significato sta nella risurrezione racchiusa nell’eucaristia. L’umanità si unifica, ma questa unificazione non potrà sfuggire alla violenza e alla massificazione, se non rispetterà e favorirà il carattere unico di ogni persona, l’originalità di ogni popolo. E l’esempio, il lievito di questa unità nella diversità, non può essere che la chiesa, sul modello della Trinità. L’uomo moderno cerca la libertà e la responsabilità, ma troverà la sostanza di questa libertà solo nell’amore; e l’amore, per poter vincere la morte, deve nutrirsi dell’eucaristia.
Bisogna ricercare in ogni cosa ciò che è buono, dice l’apostolo. La ricerca di libertà, di giustizia, di collaborazione fraterna, la ricostruzione del mondo per mezzo della tecnica e dell’intelligenza dell’uomo, una più equa ripartizione dei beni della terra, la rinascita di popolazioni e di culture da molto tempo asservite, l’emancipazione della donna, la valorizzazione dei lavoratori: tutto dev’essere segretamente vivificato dalla risurrezione, tutto deve convergere verso la trasfigurazione finale.
Ci vuole un rinnovamento che fiorisca un po’ dappertutto nel mondo cristiano. Ma io credo che la condizione principale, basilare, non può essere che l’unione dei cristiani, chiamati a uscire insieme nel mondo per porsi al servizio dell’uomo. Il Cristo ha pregato perché noi fossimo una cosa sola, affinché il mondo creda. Poco per volta la fiducia viene a sostituire la paura e il disprezzo, che così a lungo hanno dominato fra le chiese, o meglio all’interno della chiesa di Cristo, perché non esiste che una sola chiesa.

(tratto da O. Clément, Dialoghi con Atenagora, Torino 1972, 172-174)

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